
Vivo nei margini, tra ciò che si dice e ciò che si tace. Ho uno sguardo curioso e attento sul mondo, più attratto dalle sfumature e dalle crepe che dalle certezze assolute. Scrivo perché il silenzio, a volte, pesa e perché le storie, sia quelle che nascono nel presente che quelle che arrivano da un antico passato, sanno avvicinarsi alla verità con più delicatezza delle spiegazioni dirette. Nel tempo ho imparato a osservare, ad ascoltare e a raccogliere frammenti di vita: domande aperte, pensieri irregolari, momenti apparentemente ordinari che nascondono significati più profondi. La mia anima è alimentata da ciò che resta ai margini della storia: racconti dimenticati, miti, simboli e segreti dei popoli antichi, ombre che attraversano i secoli e continuano a parlare sottovoce all’anima dell’uomo. Mi muovo tra luce e ombra con naturalezza, senza cercare risposte definitive, ma lasciando spazio al dubbio, e alla possibilità, all’imperfezione e a tutto ciò che emerge proprio dalle crepe. La scrittura è il mio modo di dare forma al caos, di restare presente e di trasformare l’esperienza e la velata fantasia in racconto.