
È un atto doveroso di un figlio che ha scoperto, dopo tanti anni, chi fosse realmente suo padre. Un eroe nascosto, che preferiva operare in silenzio, risolvere i problemi e tenersi alla larga dagli onori. Ha sempre preferito promozioni per meriti di guerra che medaglie e fu particolarmente apprezzato dai suoi comandanti. In effetti con i suoi superiori in Russia, al tempo del CSIR, formò un legame stretto di fiducia e stima che si protrasse anche dopo la ritirata, dopo l’otto settembre del ‘43 e fino a tutti gli anni ‘50. Il generale, Carlo Biglino e il suo colonnello, Giovanni Bottari, erano la sua famiglia, la famiglia dei reduci di Russia.